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La custodia del territorio a chi spetta? Abbandono dei rifiuti: uno scempio

È un dovere e una responsabilità di tutti

di Emanuela Spigato

Girando in bicicletta per le campagne intorno a Carpi, non ho potuto fare a meno di notare i fossi pieni di rifiuti. L’unico pensiero che tale scempio mi suscitava era: “Perché?”.

Dal comunicato dell’ufficio stampa del 20.11.2025 del Comune di Carpi risulta che 86.6% dei rifiuti del territorio sono stati differenziati. Ciò significa che il 13,4% non sono differenziati. Che su 74.312 cittadini presenti sul territorio sono circa 9.958 persone che non differenziano. Un numero importante.

Ora, se non differenzio correttamente, una svuotata per ogni membro della famiglia, più una, finiscono presto, entro l’anno. E poi?

Volendo ragionare sui massimi sistemi, si possono fare alcune ipotesi:

  1. Non differenzio e pago le svuotate in più: fine della storia. La mia stima per la coerenza.

  2. Non sono d’accordo sulla raccolta differenziata; metto in atto tutti gli strumenti che la democrazia mi mette a disposizione per cambiare il sistema e, nel frattempo pago le svuotate in più o differenzio. Anche qui, la mia stima per la coerenza.

  3. Non differenzio, non sono avvezzo all’utilizzo degli strumenti democratici o sono troppo pigro per utilizzarli e non posso o non voglio pagare le svuotate in più; quindi mi libero del problema dei rifiuti gettandoli nei fossi o nei parchi.

E, lo devo fare anche da furbo, perché dal 10/10/2023, con la legge 137/2023, l’abbandono dei rifiuti è diventato un reato penale: si rischia da uno a cinque anni di reclusione.

E il sacco nel fosso? Se non è robusto si rompe e il contenuto finisce nella natura; se invece è robusto, la natura lo ingloba, l’erba gli cresce intorno e si mimetizza. Ma quando il contadino va a sistemare il fosso, la trincia rompe il sacchetto e il contenuto si sparge nell’ambiente.

Si può quindi supporre che una parte dei rifiuti rimanga a testimonianza dello scempio fatto; una parte venga mangiata da uccelli o altri animali; il materiale liquido finisca nelle falde acquifere e il resto venga assorbito dal terreno, diventando parte delle colture o del foraggio per gli animali e, infine, alimenti che imbandiscono le nostre tavole. Ciò che prima era l’involucro dell’alimento ora diventa parte del cibo che mangiamo con la nostra famiglia.

Ingerire materiale che non serve a fornire energia per mantenere il corpo vitale, con il tempo, potrebbe causare problemi. Se il mio fisico riesce a mettere in atto le difese necessarie, forse me la scampo. Ma se non sono abbastanza forte, mi debilito, mi ammalo e, nelle peggiori delle ipotesi, muoio.
E il cerchio dell’autodistruzione si chiude.

Poi, ogni tanto, si vedono in giro anime gentili, con un alto senso di responsabilità e civiltà, che con pinze, giubbotti e sacchetti donano il loro tempo e le loro energie per pulire fossi, strade e parchi dai rifiuti che altri hanno gettato in modo improprio. Potrà la loro nobile opera salvare le persone e l’ambiente dal degrado? Io non lo so, ma certo mi rincuora e mi fa riprendere fiducia nella gente.

In una società come la nostra, che produce beni non biodegradabili naturalmente, il loro smaltimento e compostaggio rappresentano un problema.

La raccolta differenziata non è un vezzo del Comune, ma una necessità. Le risorse della Terra, come ci ricordano da anni i tecnici ambientali, non sono infinite e il riciclo diventa un’esigenza per non lasciare ai nostri figli un mondo pieno di rifiuti e privo di materie prime.

Non ho idea di come si possano avvicinare quelle persone che non ritengono la salvaguardia del territorio un loro dovere, né di come mettersi in dialogo con loro per trovare una soluzione a questo degrado. Certo è che tutto questo inquinamento non può portare nulla di buono.

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