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Scuola di pace e nonviolenza. Per una nuova cultura praticabile da tutti

Con Gandhi Luther King Mandela

di Emanuela Spigato

Che cos’è? A cosa serve? Serve a diffondere la cultura della nonviolenza come alternativa al comune modo di pensare e agire.

Per noi, che siamo nati, cresciuti ed educati nella mentalità del più forte, in cui è più potente chi domina e prevarica gli altri, è difficile pensare che esista un modo diverso di relazionarsi e di esercitare il potere, che promette una migliore qualità della vita.

Ma c’è, esiste: è la cultura della nonviolenza.

Nella storia dell’umanità sono esistite persone che l’hanno praticata, come San Francesco d’Assisi, ma il più delle volte venivano considerate «persone originali», perché vivevano questo modo di essere in forma privata. Dopo la Rivoluzione francese e per tutto l’Ottocento, il pensiero della nonviolenza comincia a strutturarsi, diventando una lotta civile per la rivendicazione della parità dei diritti. Le suffragette ne sono un esempio.

Gandhi ne fa una lotta politica, dalla quale trarranno ispirazione Martin Luther King e Nelson Mandela. Per molto tempo, questa modalità di lotta è stata legata al carisma personale di questi trascinatori di popoli, e non è stata considerata una nuova cultura praticabile da tutti, come invece sostengono oggi i movimenti Nonviolenti.

Ecco la necessità di creare delle scuole di pace, non solo per diffondere la cultura della nonviolenza, ma anche per chiarire che il pacifista nonviolento non è il «Peace and Love» dei figli dei fiori, né una persona che ha raggiunto un tale grado di stoicismo da sopportare ogni violenza e angheria. E non è neanche un individuo buono, con alti ideali, che improvvisa una modalità di confronto con gli altri tranquilla e pacifica.

Il nonviolento è una persona che ha interiorizzato il pensiero gandhiano della lotta civile e si impegna per rendere la società più giusta e sicura.

La cultura della nonviolenza ha una sua filosofia, un’etica, dei principi e delle modalità di azione. È un sapere che può essere appreso sul campo, affiliandosi a un gruppo di attivisti, ma, per comprenderne la grande ricchezza e profondità, è necessario qualcosa di più strutturato: come una scuola.

In Italia ci sono diverse realtà, alcune con lunghe tradizioni ed esperienza, altre ancora giovani.

Tra queste c’è la Scuola di Pace e Nonviolenza di Verona, una realtà giovane, ma già molto interessante. Seguendo i suoi corsi, ho appreso conoscenze che hanno aperto la mia mente alla possibilità concreta di un’alternativa, in cui i rapporti sociali sono basati sul rispetto e sull’equivalenza.

La scuola è nata nel 2025, sull’onda dell’evento «Arena di Pace» del 2024. È promossa dall’Istituto Tognoli e dal Movimento Nonviolento di Verona. È stata creata per formare gli attivisti, gli operatori di ONG e del servizio civile, ed è aperta a tutti coloro che sono interessati a conoscere questa realtà.

I corsi sono tenuti da professori universitari, attivisti del movimento e giornalisti che possiedono elevate competenze in materia. Condividono il loro sapere attraverso lezioni magistrali, momenti di confronto e laboratori esperienziali.

Gli argomenti affrontati spaziano dalla storia alla filosofia, passando per la psicologia, l’economia, la giurisprudenza, la politica nazionale e internazionale. Offrono conoscenze che aprono la mente e aiutano a sviluppare un pensiero critico, rendendo le persone libere di compiere scelte consapevoli.

Oltre a essere luoghi di conoscenza, la scuola è uno spazio in cui si stringono rapporti con gli attivisti e si impara a conoscere le varie realtà sparse sul territorio nazionale.

Sono scuole pericolose per chi pensa di poter vivere seguendo il flusso del comune sentire, perché ti mettono in crisi, mostrandoti una realtà alternativa molto potente, che viene sapientemente celata e contrastata da chi ha interesse ad avere un seguito che non si faccia troppe domande.

A Carpi, i movimenti pacifisti e nonviolenti sono ancora una realtà piccola, ma c’è fermento e c’è la volontà di far conoscere questo modo di essere al grande pubblico, con la speranza di rendere la nostra città un luogo migliore in cui vivere serenamente e costruire buoni rapporti sociali.

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