La lunga estate calda. Vivendo la calura
Non solo un film

C’è un film del 1958 , “La lunga estate calda” diretto da Martin Ritt e interpretato dai due famosi attori Paul Newman e Joanne Woodward -che si innamorarono durante il set e rimasero compagni nella vita reale fino alla morte di lui – che narra la storia d’amore di due giovani in una città americana del profondo Sud (Missisipi), immersi in un clima caldo e umido, tipico di quelle zone e di quel periodo dell’anno. Ben Quick (Neuman) è un vagabondo che arriva in un grosso centro abitato e trova lavoro e anche comprensione e stima presso il proprietario terriero Willy Varner (Orson Welles), uomo tanto energico quanto dispotico abituato a dominare tirannicamente i suoi dipendenti come i suoi figli Jody e Clara i quali lo contraccambiano ovviamente di una glaciale freddezza. Ben si innamora contraccambiato di Clara che da tempo è messa alle strette dal padre perché si sposi e gli faccia avere dei nipoti che saranno i suoi prediletti, decisione questa che scatena tra gli altri componenti della grande famiglia, incomprensioni, odi, ripicche e minacce di vendetta. Drammone americano che coniuga clima e sentimenti contrastanti.

Non è un caso quindi, che in un clima come quello che abbiamo vissuto fino a pochi giorni fa, torni alla mente questo film: anche noi abbiamo vissuto “ Una lunga estate calda” che ha fatto trascorrere la più lunga e pesante calura dal 2003 e forse da sempre. Gli effetti di questa canicola sono stati evidenti e anche preoccupanti visto che le strade e le piazze pedonalizzate del centro storico erano pressoché deserte e chi ha avuto il coraggio di avventurarvisi ha dovuto mettere in nota di sudare le proverbiali sette camicie. Di contro si sono riempiti i supermercati e in particolar modo l’ipermercato dove, sopra un ampio parcheggio scoperto e coperto, oltre ai generi alimentari si possono trovare servizi di ogni genere (una libreria, una lavanderia, vari negozi di vestiario, alcuni bar, un ristorante, due gioiellerie, un negozio di ferramenta e accessori vari, due di ottica, una profumeria, un ufficio TIM, un parrucchiere unisex, una rivendita di computer e stampanti, una libreria, una zona giochi per bambini) che lo rendono praticamente una città nella città ma con l’aria condizionata aperta al pubblico sette giorni su sette.

La similitudine con il film non è però solo nel clima, è, probabilmente, anche nelle storie d’amore che sbocciano e si consumano incuranti, come tutti gli amori, delle avversità di ogni tipo non ultima la contrarietà dei parenti, cosa questa che, quando avviene come nel tragico caso della diciottenne di origine pachistana uccisa dai genitori, dallo zio e dai cugini per essersi innamorata di un italiano ed aver rifiutato un matrimonio combinato con uno sconosciuto compaesano residente, tra l’altro, nel suo paese d’origine, ci riporta indietro a tempi che credevamo finiti per sempre specie dopo la svolta del mitico 68 quando la libertà in fatto di affettività e sessualità si era affrancata, una volta per tutte, dalla repressione e dai condizionamenti. Evidentemente le regole e le abitudini come quella della libertà individuale sono difficili da assimilare da parte di chi viene da mondi con regole e abitudini opposte.
E sono forse queste la lezione che si devono imparare in questa lunga estate calda: che all’amore non si comanda e non si deve comandare e che la libertà è un bene prezioso che travalica e deve travalicare le consuetudini oppressive da qualsiasi parte vengano e che condannano sempre all’isolamento e alla solitudine.
Più pragmaticamente si deve imparare che quando fa questo terribile caldo è meglio, come dice un detto nostrano, non andare in giro ma stare fermi come i banchi in chiesa.

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