ArticoliLavorando con le scuole

Essere persona forte e bella

Questo ragazzo mi raccontava della sua difficoltà e il suo conflitto con la scuola, da sempre. Un sistema che lui non ha mai capito e che non lo ha mai compreso nelle sue difficoltà e nelle sue vicissitudini. E’ un testo, per lui sotto forma di canzone, che urla tutta la sua rabbia nei confronti della scuola.

La Counselor dell’Istituto di Istruzione Martino Martini di Mezzolombardo (TN)

Non mi sento parte di questo sistema,

non mi rappresenta,

non mi appartiene,

non mi identifica.

Questa società priva di stimoli,

opprimente,

capace di omologare e appiattire

ogni singolo “io” che prova ad

emergere dentro di noi.

Un voto, una classificazione,

una posizione sociale, l’ennesimo

“sì” che ci rovina.

Il nostro è un breve cammino pieno

di stereotipi e peripezie, di persone

che vogliono dettare legge su altri.

Io non sono così.

Non valgo così poco.

Non sono un voto,

una nota, non sono

un numero.

Quello che ognuno ha dentro non

può essere appiattito da un numero,

o da una persona che pensa che

vali un numero.

Perché anche loro, in primis, sono

un numero.

E gli va bene così, continuano

la propaganda di questo insulso

sistema, che non crea uomini

forti, ma robot, macchine

da guerra, burattini.

Burattini ai quali dopo l’utilizzo

vengono tagliati i fili.

Ecco.

Questo è tutto quello che non

voglio essere.

G.C. (2007)

3 risposte a “Essere persona forte e bella”

  1. Silvia Corradi

    Il ragazzo racconta nel testo in modo chiaro la sua difficoltà a riconoscersi nel sistema scuola e la sua rabbia per non voler essere omologato a uno stereopito e a un numero.
    E’ positivo che il ragazzo riesca a far uscire il suo pensiero e la sua rabbia.
    E’ un tentativo di comunicare riuscito
    e di cui speriamo docenti e compagni tengano conto.

  2. Norberto

    Guardando l’immagine sono stato particolarmente colpito dal commento “vorrei che fosse abolito il registro elettronico”.
    Penso a quando andavo a scuola io, e questo strumento non c’era. Al diverso approccio, al diverso vissuto degli studenti.
    Se si marina la scuola, il genitore viene subito a saperlo. Se si prende un brutto voto, non si ha neanche la possibilità di dirlo di persona una volta a casa, perché i genitori sono già stati avvisati tramite messaggio. Ogni movimento o assenza di esso viene scrupolosamente monitorato, con controllo secondo solo a quello dei carcerati.
    E il frutto di tutto il lavoro arriva poi a casa nel responso di un numero tramite schermo, impresso sul pc. Come se la formazione e l’educazione dei ragazzi fosse conseguenza secondaria del loro lavoro-studio per creare un prodotto-voto da consegnare rapidamente al cliente-genitore.
    Se questo ragazzo si sente un numero, è perché per la scuola lo è.

    1. Raffaele Facci

      Caro Norberto,
      nei messaggi degli studenti sul tabellone che riportiamo in foto compare una richiesta di ritorno al registro cartaceo.
      Certo non possiamo lasciare tutto il campo a modalita’di interazione poco adatte allo scambio personale e personalizzato, con degli automatismi di comunicazione.
      Considerando la necessaria comunicazione e trasparenza nel gioco di squadra educativo e formativo, secondo i vari ruoli, non possiamo ignorare quanto sia importante promuovere nei ragazzi responsabilita’ e fiducia.
      Per questo risulta decisivo il rapporto personale che si riesce ad attivare con lo studente.

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3 pensieri riguardo “Essere persona forte e bella

  • Silvia Corradi

    Il ragazzo racconta nel testo in modo chiaro la sua difficoltà a riconoscersi nel sistema scuola e la sua rabbia per non voler essere omologato a uno stereopito e a un numero.
    E’ positivo che il ragazzo riesca a far uscire il suo pensiero e la sua rabbia.
    E’ un tentativo di comunicare riuscito
    e di cui speriamo docenti e compagni tengano conto.

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  • Norberto

    Guardando l’immagine sono stato particolarmente colpito dal commento “vorrei che fosse abolito il registro elettronico”.
    Penso a quando andavo a scuola io, e questo strumento non c’era. Al diverso approccio, al diverso vissuto degli studenti.
    Se si marina la scuola, il genitore viene subito a saperlo. Se si prende un brutto voto, non si ha neanche la possibilità di dirlo di persona una volta a casa, perché i genitori sono già stati avvisati tramite messaggio. Ogni movimento o assenza di esso viene scrupolosamente monitorato, con controllo secondo solo a quello dei carcerati.
    E il frutto di tutto il lavoro arriva poi a casa nel responso di un numero tramite schermo, impresso sul pc. Come se la formazione e l’educazione dei ragazzi fosse conseguenza secondaria del loro lavoro-studio per creare un prodotto-voto da consegnare rapidamente al cliente-genitore.
    Se questo ragazzo si sente un numero, è perché per la scuola lo è.

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    • Raffaele Facci

      Caro Norberto,
      nei messaggi degli studenti sul tabellone che riportiamo in foto compare una richiesta di ritorno al registro cartaceo.
      Certo non possiamo lasciare tutto il campo a modalita’di interazione poco adatte allo scambio personale e personalizzato, con degli automatismi di comunicazione.
      Considerando la necessaria comunicazione e trasparenza nel gioco di squadra educativo e formativo, secondo i vari ruoli, non possiamo ignorare quanto sia importante promuovere nei ragazzi responsabilita’ e fiducia.
      Per questo risulta decisivo il rapporto personale che si riesce ad attivare con lo studente.

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