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Felici con le mani in pasta. Una bella esperienza brasiliana

di Matteo Discepoli

Piacere, sono Matteo Discepoli, insegno educazione fisica nella scuola media e al 4° e 5° anno della scuola elementare. Ora sono in Brasile nello Stato di Bahia, nella città di Glòria. Si trova a nord est del Brasile, zona semiarida del cosiddetto Sertao. Sto svolgendo un’esperienza missionaria insieme a tre ragazze, tramite il Centro Diocesano di Trento. Siamo ospiti nella Comunità dei Servi di Maria del Cuore di Gesù, ci sentiamo a casa e coccolati quando stiamo con loro, si respira pace e tranquillità. Siamo qua da 25 giorni e stiamo facendo molte esperienze diverse, ora vi racconto alcune di queste. La prima è l’Escola Familia Agricola de Ribeira do Pombal, nata 30 anni fa dall’idea di un sacerdote italiano di Pinerolo. Il loro obiettivo è quello di educare con i valori semplici ma essenziali dell’agricoltura coniugando non solo insegnamenti teorici ma anche pratici. La scuola si trova immersa in mezzo alla natura, distante da tutto e da tutti. In questo caso questo interessante modello di studio è applicato all’agricoltura ma può essere facilmente replicato in altri contesti, come ad esempio nella meccanica, nell’elettronica, nel legno, nello sport e così via.

Durante la Festa del Papà con vestiti tipici Nordestini della Bahia, che la comunità ci ha prestati. Qui sono molto sentite queste feste

È il metodo di insegnamento più vicino alle nostre scuole professionali. A mio avviso dobbiamo reinserire le attività manuali all’interno del percorso di studi in quanto al giorno d’oggi la tecnologia sta prendendo il sopravvento nelle scuole. Credo che i lavori manuali diano più libertà di esprimere se stessi, contestualizzando sempre il tipo di lavoro. Un’altra interessante realtà è la comunità di accoglienza del “Recanto solidario” dove ci sono persone che hanno problemi di tossicodipendenza, alcol. Lì si prova a curare queste persone con farmaci naturali e uno stile di vita cristiano, la comunità è nata e gestita dalla Diocesi di Paulo Afonso. Soltanto nel caso in cui qualcuno necessiti di un supporto psichiatrico, vengono aiutati da psicofarmaci. Le varie attività che vengono proposte per tenere occupate queste persone sono diverse: tenere pulito l’ambiente dove vivono, prendersi cura dell’orto, produrre scope riciclate, partendo dalle bottiglie di plastica usate. All’interno della struttura di recupero lavora anche personale addetto alla raccolta dell’uva che viene successivamente inviata in una struttura esterna per la produzione di succo di uva e una piccola quantità di vino rosso.

Un’ulteriore attività di cui vi parlo è il centro di convivenza “fundame”, svolto in orario extra scolastico. In Brasile i bambini normalmente frequentano la scuola al mattino o al pomeriggio e svolgono presso altre strutture attività ricreative di vario genere. Qui lo scopo è quello di cercare di contenere le violazioni dei diritti umani togliendo i bambini dalle strade, tenendoli occupati e cercando di farli studiare. Purtroppo le scuole pubbliche a volte non riescono a dare un’istruzione completa, allora si cerca di colmare queste lacune che nemmeno le famiglie riescono a fare. Questo dopo- scuola è nato dall’idea del Vescovo italiano Mario Zanetta, in carica nella Diocesi di Paulo Afonso dal 1988 al 1998. Se qualcuno fosse interessato a sostenere a distanza con donazioni che vanno direttamente al centro “FUNDAME” in Paulo Afonso potete trovare in internet le informazioni scrivendo Associazione Spagnolli – Bazzoni Onlus.

Per alcuni giorni ci siamo spostati a Salvador de Bahia per vedere altre realtà e personalmente l’esperienza vissuta all’ Escola Alecrim nella Paróquia Santo André (comunidade santa paulina) è stata bellissima. Questa è collocata in una delle varie zone di favela che ci sono a Salvador. Poter insegnare nella loro scuola educazione fisica è stata un’esperienza che mi rimarrà nel cuore per tutta la vita. Sono stati momenti di sane emozioni. Una cosa che mi ha toccato è stata sicuramente quella di essere circondato da bambini Afro-Brasiliani e la difficoltà della lingua che è stata superata dall’aiuto della mimica corporea. La loro età è dai 7 / 8 anni agli 11 circa. Ascoltare racconti di come si articola la loro vita all’interno delle favela è qualcosa di molto toccante e riflessivo. Una cosa che posso dire è che noi occidentali dovremmo lamentarci meno ed essere più felici.

Vi saluto con questa frase trovata all’interno di una scuola: “Quem é grato pela vida encontra alegria em tudo que tem – chi è grato per la vita trova la gioia in tutto”.

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