Ragazzi e ragazze

Li vedo sciamare dalla finestra di casa mia tutte le mattina poi li incrocio al ritorno dalla mia passeggiata mattutina camminando in senso inverso e per forza di cose mi ritrovo a tu per tu con loro e mi sorge spontaneo pensare che siano tutto sommato sereni e in un qualche modo integrati nella società in cui vivono e nella scuola che frequentano. Ma è evidentemente una impressione che è e non può che essere solo superficiale. Sono ragazze e ragazzi del Liceo scientifico Manfredo Fanti, dell’Istituto tecnico industriale Leonardo Da Vinci, dell’Istituto professionale Vallauri, all’Istituto superiore Antonio Meucci, tutti omologati –come lo sono stati sempre i giovani- da un paio di jeans e da un vestire affatto protocollare, camminano senza fretta, quasi sempre col cellulare in mano, o quanto meno nella tasca posteriore dei pantaloni..

Le ragazze con la gonna sono una rarità che mi incuriosisce e mi meraviglia non poco, e mi fa venire alla mente quella canzone di Roberto Vecchioni “Voglio una donna con la gonna” com’era ai tempi della mia gioventù centinaia di anni fa.
A vederli così, come dicevo dianzi, ho l’impressione che siano sereni o quanto meno tranquilli. Il parere di molti personaggi autorevoli della televisione e dei giornali è invece opposto. Dicono che siano disorientati, incerti del loro futuro, e che, anzi un futuro non lo vedano proprio e quando, in alcuni casi, lo vedono, questo è lontano dal nostro paese anche se poi il paese non ha un nome ed è solo un sogno lontano. In effetti, le statistiche ci raccontano comunque, di un esodo pesante dei nostri ragazzi verso altri paesi europei o extraeuropei. E ci raccontano pure che molto spesso i rapporti con i loro genitori e con i loro insegnanti sono conflittuali e raramente improntati a un convivere sereno. Negli anni 55-60 la cosa era diametralmente opposta: la scelta della strada da prendere era molto più semplice e sicura anche perché c’erano meno possibilità sia economiche che di offerta scolastica e poi questa scelta, sovente, era dettata e, a volte, imposta dai genitori. l’autoritarismo di allora era una cosa inconcepibile ai giorni nostri ma, tutto sommato aveva i suoi risvolti positivi: non dovevi confrontarti con le tue incertezze.

Io però, in questi incontri casuali, percepisco note positive: ho l’impressione di vederli avvolti in una nuvola di ormoni specie quando mi si presentano in copia, magari sottobraccio oppure si baciano dolcemente quando si fermano alla fermata dell’autobus e uno dei due sale sul pullman salutando poi con la mano e un sorriso sulle labbra.
Stanno quasi sempre in gruppi omogenei per nazionalità: italiani con italiani, slavi con slavi, pakistani con pakistani, cinesi con cinesi e via dicendo. Comunque è abbastanza frequente vederli mischiati e sentirli discorrere dei loro compiti, delle loro prove scritte o orali specie all’immediata uscita dalla scuola.

Sembrano trascorsi mille anni da quando Gianni Morandi ci cantava: “Occhi di ragazza, quanti cieli quanti mari che mi aspettano, occhi di ragazza, se vi guardo vedo i sogni che farò, partiremo insieme per città che non conosco…”. Ma penso che sia ancora così. Dentro a questi ragazzi c’è il nostro futuro. Forse loro non lo sanno ma in fondo sono felici.


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