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“Io sono mela”. Ti mordo

La didattica agita

di Antonella Aristarci

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.”

Questa massima di Confucio è molto conosciuta, ma per me — che non avevo mai insegnato — è stata una vera illuminazione.

Per quasi tutta la vita ho lavorato come infermiera nella riabilitazione psichiatrica. A Ero Straniero sono arrivata per caso, dopo la pensione. Le cose che capitano per caso hanno sempre qualcosa di sorprendente, quasi di trascendente: fin dall’inizio mi sono sentita al mio posto, anche se con tante domande e dubbi.

Un sapore di “trascendenza” l’ha avuto anche un regalo ricevuto da una dottoressa per la mia pensione: una borsa da ufficio. Non riuscii a nascondere il mio stupore. Mi sembrava un oggetto inutile per me e provai perfino a restituirlo al negozio — senza riuscirci. Così finì in fondo a un armadio, convinta che ci sarebbe rimasta per sempre.

Invece quella borsa non ha fatto in tempo a coprirsi di polvere: da quando ho iniziato questa nuova esperienza si è riempita dei materiali più diversi, compreso il computer. Volevo essere indipendente da prese, video, cavi, stanze inadeguate. Prima di tutto perché sono un disastro con la tecnologia poi perché le cose semplici non ti lasciano mai a piedi. Quando la apro mi sento un po’ Mary Poppins con la sua borsa.

Al di là della “trascendenza”, però, il primo pensiero concreto è stato questo: dovevo fare io stessa la fatica di imparare una seconda lingua, per comprendere davvero la loro fatica nell’imparare la nostra e riuscire a comunicare con tutti, soprattutto all’inizio.

Così, con la mia borsa “magica”, una conoscenza essenziale dell’inglese e la frase di Confucio — se faccio capisco — ho intrapreso questa impegnativa avventura.

Fin da subito ho scelto un approccio individuale, eredità della mia esperienza in psichiatria.

Le lezioni iniziano sempre in piedi, con il lancio di una pallina gialla: è il momento del ripasso degli argomenti precedenti, attraverso la costruzione libera di frasi. È un momento molto piacevole che a volte dura a lungo… finché ce n’è! Serve a fissare i concetti dentro narrazioni spontanee e spesso molto divertenti.

Due settimane fa, durante questa attività, Vera, che sta muovendo i primi passi con i verbi essere e avere, ha detto: “Io sono mela”. A quel punto mi sono avventata scherzosamente sulla sua spalla fingendo di morderla: è scoppiata una risata generale. Sono sicura che quella frase non la dimenticherà più.

Poi c’è il lavoro a tavolino, con la correzione dei compiti — un momento per loro molto importante — e un dettato con il lessico appreso nella lezione precedente.

Successivamente introduco un nuovo argomento, cercando di collegarlo subito alla vita quotidiana e utilizzando parole già conosciute.

Spesso l’aula si trasforma: diventa un negozio di alimentari, un ambulatorio medico, lo sportello di una stazione… grazie a cartoncini e materiali semplici che rendono tutto più concreto e coinvolgente.

Alla fine assegno i compiti: la parte scritta preferisco che venga svolta a casa, mentre a scuola privilegio le attività pratiche e comunicative.

Nei momenti di stanchezza estraggo dalla mia borsa giochi sugli argomenti trattati, video da descrivere oppure canzoni da ascoltare scelte da loro. Quando il testo lo permette, diventa uno strumento per riconoscere aggettivi, verbi, nomi propri e molto altro.

Dopo il primo anno di questa esperienza, i miei ex colleghi hanno iniziato a inviarmi alcuni loro utenti stranieri, per i quali la barriera linguistica era un grande ostacolo nella relazione terapeutica.

In modo inaspettato abbiamo visto, accompagnato all’apprendimento della lingua ,un miglioramento generale.

Sono passati tre anni dall’inizio del lavoro con utenti del CSM(Centro di salute Mentale) e posso dire questo:

• tutti abbiamo un enorme bisogno di essere visti e ascoltati, di esistere nella mente di qualcuno;

• per questo tipo di studenti imparare l’italiano ha significato frequentare luoghi della “normalità”, non connotati come terapeutici;

• le cose più profonde trovano spesso un pertugio attraverso piccole fessure.

Le “fessure” sono qualcosa che conoscevo già nel mio lavoro: la riabilitazione si fondava soprattutto su attività di mediazione — danza, musica, arte terapia, cucina, ceramica.

Qui, a Ero Straniero, la mediazione è l’apprendimento della lingua.

Ognuno di noi “vis a vis” difficilmente fa uscire la “la sua verità”, attraverso queste attività invece ,piano piano cose importanti sfuggono al nostro controllo sempre molto serrato, e vengono alla luce.

Per concludere, voglio raccontarvi di un ragazzo con cui ho lavorato la settimana scorsa: chiuso, senza passato e senza futuro.

Dopo due anni di lavoro, durante un esercizio sui tempi verbali — passato prossimo e futuro — all’inizio riusciva a parlare solo del giorno prima e del giorno dopo, che per lui erano quasi la stessa cosa, sempre uguali. Poi l’ho invitato ad allargare lo sguardo: tre anni prima, tre anni dopo… fino a dieci anni.

Per la prima volta ha iniziato a raccontare la sua storia e i suoi sogni.

Solo a scriverlo mi emoziono.

Questa è la mia storia d’insegnante che mi sono cucita addosso per come sono io, ci sono tanti modi, l’importante che ognuno di noi lo senta suo, solo in questo modo l’impresa di raggiungere gli studenti e di risuonare in loro sarà possibile.

Non vi ho parlato dei fallimenti, della fatica, dello scoraggiamento soprattutto con gli studenti analfabeti in lingua madre, ancora non ho capito come si possano raggiungere.

Forse bisogna abbandonare da subito l’idea di farli scrivere e leggere.

4 risposte a ““Io sono mela”. Ti mordo”

  1. Guido Armagni

    Brava Antonella, la sperimentazione è la base dell’ insegnamento e non è mai inutile se a ciò si aggiunge tanta creatività, penso che si realizzino momenti veramente significativi per i tuoi studenti e per te.

    1. Raffaele Facci

      Momenti significativi! Proficui.

  2. Silvia Corradi

    Davvero brava Antonella, ti sei saputa reinventare insegnante con intelligenza, brio ma soprattutto amore e spirito di servizio verso persone svantaggiate. Hai adattato a loro la didattica, come dovrebbe sempre essere. Grazie e buon proseguimento.

    1. Raffaele Facci

      Amore e spirito di servizio!

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4 pensieri riguardo ““Io sono mela”. Ti mordo

  • Guido Armagni

    Brava Antonella, la sperimentazione è la base dell’ insegnamento e non è mai inutile se a ciò si aggiunge tanta creatività, penso che si realizzino momenti veramente significativi per i tuoi studenti e per te.

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    • Raffaele Facci

      Momenti significativi! Proficui.

      Rispondi
  • Silvia Corradi

    Davvero brava Antonella, ti sei saputa reinventare insegnante con intelligenza, brio ma soprattutto amore e spirito di servizio verso persone svantaggiate. Hai adattato a loro la didattica, come dovrebbe sempre essere. Grazie e buon proseguimento.

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    • Raffaele Facci

      Amore e spirito di servizio!

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