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Stare sulla soglia. Sospesi tra il sogno e la veglia

Il crepuscolo quando il cielo non è più buio ma non è nemmeno luce
Uno spazio di transizione

di Valeria Magri

Liminale dal latino limen significa “confine” “soglia”. È un termine coniato per la prima volta all’inizio del Novecento da Arnold van Gennep, un antropologo francese che studiava i riti di passaggio. Egli ha individuato in ogni rito, ad esempio il matrimonio, nel passaggio all’età adulta, un momento di transizione che suddivide in tre momenti: separazione, margine (o fase liminale) e riaggregazione. Un altro antropologo, il britannico Victor Turner, riprende questo concetto di liminalità vedendolo come un momento che può addirittura cambiare l’identità sociale. In questa zona di confine dove vengono sovvertite le regole, sfumano le certezze e non valgono più i vecchi ruoli, possono sorgere nuovi modelli, nuove sperimentazioni, nuovi riferimenti. Può anche diventare, questo spazio, un momento di ibridazioni sociali e culturali nell’incontrare altri diversi da noi, così come altre culture. Secondo questi studiosi la soglia si presenta come un luogo di creatività, molto generativo.

Crepuscolo mattutino nelle Valli di Comacchio, di Graziella Giovannini

Ora facciamo un altro esempio: proviamo a pensare a noi stessi, a quando ci sembra di avere raggiunto punti fermi e certezze ma … improvvisamente, succede qualcosa per cui viene rivoltato tutto il nostro mondo interiore. Le certezze vacillano, ma non ne abbiamo ancora di nuove. Ci ritroviamo a ripensare le esperienze vissute e a volte a modificare il nostro modo di intendere la realtà. Ecco, è proprio in quella fase di passaggio che avviene il cambiamento. Non siamo più quelli di prima ma siamo alla ricerca di nuove strade, nuove mappe in cui orientarci nel mondo. La liminalità, “terra di nessuno”, ci spaventa, ci disorienta ma se abbiamo la pazienza di starci, tra il vecchio e il nuovo, possono succedere cose interessanti per la nostra crescita, personale e sociale. Non è più notte ma non è nemmeno giorno. E allora ci accorgiamo che non c’è un confine rigido tra il prima e il dopo, ci sono sfumature, relazioni, scambi, passaggi da accogliere, da ascoltare, da osservare.

Crepuscolo sul mare, acquerello di Valeria Magri

Una condizione umana che ci permette di accettare ciò che ci è estraneo, fiduciosi che dall’incontro con il diverso da noi, si possano generare frutti nuovi, in grado di superare le crisi e le inquietudini che stiamo vivendo.
Ed è proprio qui che ci possiamo accorgere che la vita non è solo un insieme di fasi consequenziali, di eventi, di problemi da risolvere ma anche sogno, immaginazione, creatività. Qualcosa quindi che non possiamo prevedere o controllare. La vita accade, scorre come un torrente di montagna, con il suo rumore, con i suoi ostacoli, con i sogni, i desideri ed anche il dolore, la sofferenza. Richiede un esercizio profondo. Richiede di lasciarsi andare, di affidarsi alla vita e alla sua intensità. È questo che ci può insegnare lo spazio liminale: lasciarci andare, valorizzare ciò che emerge e non farcelo scappare. Anche se faticoso o doloroso, attraversarlo e farci attraversare può condurci ad una consapevolezza ricca e feconda.

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