Festa della rete. Essere aperti alla ricchezza dell’altro
Insieme a Carpi

A maggio 2024 abbiamo avuto in redazione Nicola Marino, allora presidente uscente della Casa del Volontariato. Nell’intervista che rilasciò emerse il grande valore personale e sociale del volontariato, ma anche la preoccupazione per il suo futuro.
Mise in evidenza soprattutto la difficoltà delle associazioni a lavorare insieme e l’invecchiamento dei volontari, con la quasi totale assenza dei giovani.

Le sue affermazioni erano sostenute da dati censiti a livello nazionale, che davano una lettura non rosea del futuro del Terzo Settore.
Ma il capitale umano ci sorprende sempre, soprattutto i giovani. Il Festival della Rete, che si è svolto sabato 5 e domenica 6 settembre, nell’assolata ma accogliente cornice del parco della Cappuccina di Carpi, ne è un esempio.

L’evento è inserito tra le iniziative di Modena Capitale Italiana del Volontariato, ma nasce dalla volontà e dal lavoro svolto dal Forum Giovani 2025. L’idea centrale che questi giovani, di provenienza e formazione differenti, hanno voluto sviluppare con il Festival della Rete era quella di creare uno spazio in cui far incontrare e collaborare le diverse associazioni di volontariato, per favorire la conoscenza reciproca e creare rete, in una cornice informale, arricchita da musica e cibo “giovane”.

Nelle associazioni di volontariato che hanno aderito era grande il desiderio di far conoscere il proprio operato, ma soprattutto di raccontare il ritorno di bellezza e ricchezza che nasce dai rapporti umani e dalla gioia di avere la consapevolezza di operare per rendere la nostra città un luogo più bello e vivibile. È quanto ci racconta un volontario del gruppo plogging Ecobusters, che opera per ripulire la città dai rifiuti abbandonati nelle aree cittadine.
Grande era anche il desiderio di conoscere le altre realtà per fare rete, perché la collaborazione raddoppia le possibilità di offrire servizi sempre più utili al benessere dei cittadini. Come mi racconta Daniela Bertacchini del progetto “Musicrescendo”, che collabora con associazioni di persone con disabilità.

«Questo evento non solo ha messo insieme persone con sensibilità ed età diverse, che operano in campi differenti, ma sembra che sia scomparsa la questione ideologica che spesso porta il volontario a stare solo con quelli che la pensano come lui. Si è fatto largo, invece, il pensiero che le diversità ci sono, ma possono essere superate per costruire un bene comune più grande».
È questa la lettura sociologica che Carlo Bellini, attivista del Comitato PacificAzioni, ha dato dell’evento.
Un esempio virtuoso che ho trovato tra le varie bancarelle è il progetto di Erostraniero, nato dalla collaborazione tra la cooperativa Il Mantello, UDI (Unione Donne Italiane), Azione Cattolica Italiana e M.A.S.C.I.: quattro realtà con provenienza diversa, ma accomunate dalla stessa intuizione, quella di dare agli stranieri la possibilità di imparare l’italiano per potersi inserire nel tessuto cittadino.

La volontaria di Erostraniero mi racconta che, dalla conoscenza delle persone che frequentano i corsi, sono nati altri progetti volti soprattutto all’emancipazione delle donne, come il corso di cucito e quello per imparare ad andare in bicicletta. Attività che, per la loro realizzazione, si avvalgono della collaborazione di altre associazioni.
È già rete.
La cittadinanza, come presenza, ha risposto bene, ma soprattutto ha avuto la possibilità di capire quanta ricchezza e varietà ci siano nel mondo del volontariato carpigiano.
Il mio grazie va a questi giovani che, con il loro impegno, hanno dimostrato concretamente a noi adulti che una rete è possibile e che il futuro è nel dialogo e nella collaborazione. Collaborare non significa perdere la propria identità, ma essere aperti alla ricchezza dell’altro.




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