Carpi ospita Pat Patfoort. Persone diverse stesso valore
Per la cultura della non violenza

Il 7 e l’8 luglio 2026 Carpi ha ospitato Pat Patfoort, antropologa belga che da quasi cinquant’anni opera nel campo della mediazione e della formazione per la diffusione della cultura della nonviolenza.
La studiosa ha condotto un corso di formazione rivolto a un gruppo di 25 persone interessate ad apprendere il suo metodo per relazionarsi in modo non aggressivo e vivere il conflitto senza ricorrere alla violenza. Ha poi tenuto una conferenza aperta alla cittadinanza, alla quale hanno partecipato circa cento persone.
Infine, ha preso parte a un’apericena presso il locale “Mattatoyo”, dove si è intrattenuta per alcune ore in una conversazione informale con i giovani presenti.

Sono stati giorni intensi, ricchi di contenuti e di prospettive capaci di andare oltre il comune sentire.
Che cosa ha spinto il responsabile del servizio interdiocesano della pastorale sociale delle diocesi di Modena-Nonantola e Carpi, don Carlo Bellini e un gruppo di volontari sensibili sul tema della nonviolenza a invitarla?
Le motivazioni sono molteplici, ma possono essere riassunte in una sola espressione: il cambiamento sociale e culturale della società carpigiana.
I rapporti tra i cittadini sono spesso segnati da paura, sospetto e pregiudizio; le relazioni sociali risultano frequentemente tese e polemiche, e l’aggressività verbale scatta con facilità, talvolta sfociando anche in quella fisica, come se ci sentissimo costantemente in modalità di difesa.

Si avverte un diffuso senso di malcontento e di inquietudine.
Per il responsabile della Pastorale Sociale e per il gruppo di volontari, la presenza di Pat Patfoort a Carpi vuole rappresentare il punto di partenza di un percorso, il volano di future iniziative che, nel tempo, possano contribuire a rispondere al malessere sociale e a migliorare la qualità della vita della comunità.
Che cosa è venuta a insegnare Pat Patfoort?
Che siamo stati educati e cresciuti in una società nella quale molti rapporti si fondano sulla forza come strumento di prevaricazione: «Io vinco, tu perdi».
Questa logica alimenta l’inasprimento delle relazioni, con un’escalation del conflitto sempre in agguato e una catena di rivendicazioni che spesso si scaricano sui più deboli oppure si trasformano in aggressività rivolta verso sé stessi. I rapporti diventano così tesi e conflittuali.

A questo clima sociale, però, esiste un’alternativa: una terza via.
È l’equivalenza. Non uguaglianza, ma equi-valenza: il riconoscimento dello stesso valore delle persone nella loro diversità.
Pat Patfoort ha sottolineato con convinzione il valore della diversità, che rende ogni persona unica e irripetibile e costituisce una ricchezza da valorizzare. Ha inoltre affermato con determinazione che questa terza via è praticabile, ma richiede impegno, studio ed esercizio costante.
Provare a pensare e a comportarsi in modo diverso da come siamo stati educati e da come la società ci induce a relazionarci richiede una vera e propria rivoluzione copernicana personale e un atto di fiducia verso la pratica dell’Equivalenza. La cultura della nonviolenza, come modalità di relazione sociale, è ancora molto giovane se confrontata con la cultura della forza e non è stata ancora sperimentata su larga scala; per questo fatica ad affermarsi. Tuttavia, numerosi studi stanno contribuendo a strutturarne il metodo, rendendolo sempre più accessibile e confermandone l’efficacia nel migliorare la qualità della vita e delle relazioni.

Per questo motivo, tra gli organizzatori dell’evento, ha assunto particolare rilievo il corso di formazione destinato ai futuri formatori: un primo passo per preparare persone che possano impegnarsi a diffondere la cultura della nonviolenza.
È un sasso gettato nel mare della cultura della forza. Ma, come un sasso che cade nell’acqua genera cerchi sempre più ampi, così si auspica che questa iniziativa rappresenti l’inizio di un’onda capace di contribuire, nel tempo, a un cambiamento culturale.

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