Icone immagini sacre o c’è di più?
Un patrimonio per tutte le Chiese cristiane

Le icone, nel sentire comune, sono immagini sacre legate alla tradizione della Chiesa Ortodossa russo-bizantina. In Italia si sono diffuse soprattutto tra gli anni ‘70 e ‘80 del Novecento, divenendo un dono apprezzato e alla moda per matrimoni e anniversari religiosi. Ancora oggi il mercato offre un’ampia varietà di prodotti: dalle semplici stampe su legno alle icone dipinte a mano.
Ma che cos’è davvero un’icona? E’ solo un oggetto devozionale o racchiude un significato più profondo?
Per cercare di fare chiarezza in questo groviglio di offerte, ho incontrato suor Maddalena, monaca eremita, e suor Silvia, del monastero delle Clarisse di Carpi durante il loro corso di iconografia presso il Seminario di Carpi. Le due religiose, da molti anni, “scrivono” icone e possiedono una profonda conoscenza della materia.

L’icona più antica giunta fino a noi è il Cristo Pantocratore, databile tra il V e il VI secolo, epoca in cui la Chiesa era ancora unita. Questo ci fa supporre che le icone appartengano al patrimonio culturale e religioso di tutte le Chiese.
Molto diffuse nella devozione dei fedeli, tra l’VIII e il IX secolo furono oggetto dell’iconoclastia, che portò alla distruzione di molte di esse. Dopo lo scisma del 1054, la tradizione iconografica è stata custodita soprattutto dalla Chiesa Ortodossa, dove l’icona è considerata una presenza sacramentale. Nella Chiesa Cattolica, invece, la sua centralità è diminuita nel tempo, lasciando spazio ad altri stili artistici.

Oggi si sta cercando di recuperare il valore autentico delle icone, spesso frainteso a causa della loro diffusione commerciale.
Le icone sono vere e proprie “pitture teologiche”: ogni elemento — linea, colore, personaggio e sua postura — contribuisce a rivelare i fondamenti del credo cristiano. Contemplarle equivale a meditare su un brano della Parola di Dio. È per questo che si dice che si “scrivono” e non si dipingono. Naturalmente, ci si riferisce alle icone realizzate secondo i canoni della tradizione antica.

Secondo questi criteri, l’iconografo, prima di iniziare il lavoro, entra in uno spirito di preghiera, chiedendo al Signore di guidare la sua mano affinché diventi strumento per “scrivere”, attraverso le immagini, il mistero rivelato.
Anche chi copia un’icona deve seguire un rituale preciso: dalla scelta della tavola di legno alla preparazione dei colori, passando per la disposizione interiore alla preghiera. Ogni pennellata è eseguita con gesti delicati e precisi e, strato dopo strato, prende forma l’immagine sacra. È un lavoro che richiede tempo, pazienza e dedizione.
Un aspetto particolarmente sorprendente è che, dopo una speciale benedizione, ogni copia acquisisce la stessa dignità dell’originale.

Le icone non vengono firmate, perché non sono espressione del talento personale, ma un servizio alla comunità.
Poiché la tradizione non esaurisce tutte le tematiche, i maestri più esperti creano nuove icone attenendosi rigorosamente allo stile e linguaggio iconografico, che è simbolico, stilizzato, spiritualizzato e volutamente semplice.
Di fronte a un’icona, infatti, si è spontaneamente portati alla preghiera più che alla valutazione estetica. Il suo scopo non è colpire lo sguardo, ma guidare al mistero che rappresenta.
Nell’ottobre dell’anno scorso è stato avviato a Carpi un corso di iconografia, fortemente voluto da suor Silvia e sostenuto dal desiderio di molte persone di avvicinarsi a questa arte.

Le iscrizioni si sono chiuse in poche settimane, a causa dell’elevato numero di adesioni, come racconta Daniele, allievo di suor Maddalena da alcuni anni e prezioso collaboratore nell’organizzazione del corso.
I corsisti si incontrano una volta al mese per un totale di dieci appuntamenti. La giornata si apre con un momento di preghiera e formazione, durante il quale si approfondisce la teologia e la storia delle icone.
Successivamente si passa alla pratica, imparando a preparare i colori e a dipingere le immagini.
I partecipanti provengono da esperienze diverse: c’è chi approfondisce studi accademici e chi si avvicina per curiosità, scoprendo un mondo ricco e significativo. Considerato il successo dell’iniziativa gli organizzatori stanno valutando la possibilità di proporre nuovi corsi e percorsi formativi.
Il mondo delle icone resta ancora in parte da scoprire: è un patrimonio antico che merita di essere valorizzato. Mi piace pensare che potrebbero essere un ponte ecumenico tra tutte le Chiese cristiane.



Lascia un commento