Intelligenze umane Vs Intelligenze artificiali
di Carlo Del Grande
È un auditorium San Rocco colmo quello che accoglie la presentazione di “Guerre in codice. Come le intelligenze artificiali resettano la democrazia” di Michele Mezza, sabato 28 marzo 2026. Oltre ai curiosi e ai cittadini interessati all’argomento, spicca la nutrita presenza di giovanissimi provenienti dalle scuole superiori. La convivenza con l’intelligenza artificiale, d’altronde, è il presente e sarà ancora di più il futuro delle nuove generazioni.

Mezza è un nome noto nel panorama dell’informazione in Italia. A lui si deve l’idea del canale all-news Rai News, di cui è stato vicedirettore. Oggi insegna Marketing e new media, all’Università Federico II di Napoli.
Il dibattito, che vede protagonisti anche Sven Rinaldi (creatore di “Ombra del Portico”), Florio Magnanini (fondatore del giornale locale Voce) e il Sindaco di Carpi, Riccardo Righi, è moderato da Ruggero Po, che con esperienza riesce a gestire i punti di vista inevitabilmente diversi degli ospiti. Si parte citando un vertice sull’intelligenza artificiale, tenutosi di recente a Nuova Delhi, in cui i proprietari delle aziende che hanno creato queste tecnologie hanno chiesto regole internazionali urgenti per il loro uso. Una richiesta che per Mezza è una truffa: “Come se i narcotrafficanti chiedessero di limitare il traffico di droga.”. Insomma, l’AI non vuole essere imbrigliata da legacci normativi. I tempi della legge, lo afferma lo stesso autore, sono lenti rispetto allo sviluppo rapidissimo degli algoritmi. Pur non negando le criticità e gli scenari cupi che minacciano il futuro del pianeta, aggiunge: “Viviamo i 10 anni più felici dell’umanità grazie all’essere informati e a chi informa”. Rivolgendosi ai più giovani in platea, Mezza constata che “I giovani sono le prime generazioni che non si ricordano com’era prima.”. Intendendo “prima di internet, degli smartphone, dell’AI” e ricorda che “il volontariato e la rete hanno la stessa radice. Il dono del tempo.”. Lo strumento della rete nasce pochi decenni fa come luogo di collaborazione, in cui tanti utenti mettono a disposizione strumenti per tanti perfetti sconosciuti. Una sorta di solidarietà digitale, che dimostra che non è internet il problema ma, come per ogni tecnologia, l’uso che se ne fa. Tra gli aneddoti degni di nota, viene citato quello di Lionel Barber, direttore del Financial Times, che nel 2013 riunisce la redazione e propone il piano “digital first”. Barber segnala che “il problema non è che c’è la rete; è che i lettori ne sanno più di noi”. Su questo è preziosa la testimonianza di Magnanini (Voce), che non ha nascosto lo sgomento iniziale a seguito delle varie rivoluzioni che si sono succedute negli anni della sua lunga carriera (dalla stampa a caldo/freddo, al digitale, fino all’AI). Il direttore, autore del libro “Il buon regime”, sulle amministrazioni comunali di Carpi nel periodo di maggiori trasformazioni della città, riferisce di aver trovato un compromesso con l’AI anche nell’ambito dell’informazione locale. Da qualche tempo, infatti, è stata creata “Ombra del portico”, una testata online a cura di Sven Rinaldi, interamente realizzata con l’intelligenza artificiale. Il compromesso è che il giornale di Rinaldi seleziona e pubblica notizie d’agenzia, di routine, mentre Voce segue l’approfondimento e la cronaca locale, che ancora necessitano di un lavoro sul campo ad oggi impossibile per un’AI. “Il giornalista è sempre necessario, oltre al tecnico.” dice Rinaldi, segnalando l’impronta sperimentale del suo progetto.

La partita, per Mezza, è “su chi insegna a parlare all’altro: io alla macchina o la macchina a me?”. Un quesito tanto semplice quanto cruciale in un’epoca in cui si discute con sempre maggiore preoccupazione sull’addestramento dell’AI e le fonti dello stesso. Qualcuno di voi potrebbe aver notato, in coda ai più noti telegiornali, avvisi come “I contenuti del telegiornale non possono essere utilizzati al fine di addestrare l’intelligenza artificiale”. Insomma, il fenomeno è qui, ora. E la scelta del modo di affrontarlo non è procrastinabile.
Tocca infine al Sindaco Righi, sindaco di una città che ha guadagnato il Premio agenda digitale Emilia-Romagna e che si è classificata quinta in Italia tra le smart city, nel report di City Vision Score. Righi chiarisce che una smart city ha lo scopo, tra gli altri, di offrire servizi che rendono una città più sicura e più efficiente. Il Comune è responsabile della gestione di molti dati che diventano preziosi nel momento in cui si utilizzano in combinazione tra loro. Dati che, per inciso, si trovano in un datacenter qui a Carpi e che vengono salvati in mirroring a Parma. Per fare un esempio, Righi cita la “Piattaforma fragili”: i dati dell’ASL si interpolano con quelli dell’anagrafe per individuare persone con fragilità e intervenire rapidamente in caso di calamità e pericoli. Alla preoccupazione degli utenti meno giovani in sala, il Sindaco ricorda iniziative come “Pane e internet”, con cui il Comune vuole ridurre il Digital divide, cioè la distanza tecnologica, che esclude gli anziani e chi ha meno dimestichezza con gli strumenti informatici più moderni. Nel suo intervento si dice a favore dell’uso dell’AI per semplificare i processi ma ovviamente non per sostituire le persone.
In conclusione, Michele Mezza cita nomi spesso dimenticati dal grande pubblico, da Alan Turing all’italiano Adriano Olivetti che, già nel loro tempo avevano individuato le potenzialità e le criticità connesse a uno sviluppo tecnologico rapidissimo. E ricorda che le intelligenze artificiali sono tante e diverse. È quindi più corretto parlarne al plurale. E, nell’opinione di chi scrive, non temere, ma documentarsi per conoscere un fenomeno in cui siamo già immersi fino al collo, che lo vogliamo oppure no.



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