Ishaan l’indiano. Sereno e contento
Sicurezza economica e assistenza sanitaria
di Antonella Aristarci
Ishaan oggi si è alzato che era ancora notte, la moglie e i bambini dormivano ancora profondamente, nel silenzio della casa ha trangugiato rapidamente un po’ di te ed un pezzo di pane, si è vestito e dopo aver dato uno sguardo alla sua famiglia ha inforcato la bicicletta e si è avviato verso la campagna. La nebbia che si alzava dalla terra rendeva tutto etereo e per un attimo lo aveva fatto sentire nel suo paese d’origine. Lavora in una stalla e prima delle 7 deve avere munto 40 mucche. Dopo aver consegnato il latte si prende una breve pausa ma è sorpreso dal silenzio che stranamente c’è in giro, “eppure oggi non è domenica” pensa, lui non conosce il significato del 1 maggio e comunque per lui tutti i giorni sono uguali, le mucche non fanno festa.

Accende la radio per ascoltare un po’ di musica e il presentatore dice che oggi è la festa dei lavoratori e che nelle piazze ci saranno dei comizi e dei concerti.
Lo speaker parla dei gravi problemi del mondo del lavoro, della crisi economica, della poca presenza dei sindacati.
Ascolta distrattamente non è interessato a questi argomenti, lui il lavoro ce l’ha ed essendo esperto in questo campo non ha paura di perderlo anche perché in Italia, il suo lavoro, non lo vuole fare nessuno.

Nel nostro paese si trova bene, è fuggito dall’India per problemi religiosi per i quali in alcuni casi si rischia la vita. Qui si sente al sicuro, potrà dare un’istruzione ai suoi figli e sa di poter contare su di un’assistenza sanitaria all’avanguardia e gratuita. Ha un contratto di lavoro che lo protegge anche in caso di malattia o infortunio.
Fa un breve spuntino poi riprende il lavoro, c’è da pulire la stalla e da riempire le mangiatoie.

LAVORARE
CONSIDERAZIONE FINALE
Questi brevi racconti non rappresentano di certo tutto il mondo del lavoro, c’è chi per fortuna in questo mondo si sente realizzato e stimato, chi ha uno stipendio dignitoso, ma al di là delle condizioni di ciascuno credo che una cosa che accomuna tutti è il senso di solitudine, la sensazione di non poter cambiare le cose.
C’è l’incipit di una poesia di Emily Dickinson che dice “Ci abituiamo al buio quando la luce è spenta”, forse è quello che abbiamo cercato di fare in questi ultimi anni ma a questo punto non basta. Rischiamo di dimenticare come eravamo prima, dimentichiamo i colori brillanti della vita quando la luce risplendeva su tutto. Rimaniamo nell’oscurità pensando sia l’unica scelta che esista, mentre questa ci consuma. E’ giunto il momento di partire ognuno dalla propria realtà, dalle piccole cose che viviamo e che conosciamo, con la condivisione, trovando occasioni e luoghi dove trovarsi e poter esprimere il proprio pensiero e le proprie proposte.
Questo può essere il primo passo per dare inizio ad un processo contagioso, le piccole cose sono fortemente contagiose (vedi il Coronavirus), nel piccolo c’è l’energia, nel grande c’è la dispersione, l’antagonismo.
Ognuno può essere l’ artefice di un cambiamento, il piccolo arriva e contagia.
