Matteo. L’aria che mi tiene in vita
Un degno lavoro
di Antonella Aristarci
E’ una bella giornata, il cielo è terso, c’è un’arietta lieve.
Oggi è festa. Matteo si è alzato di buonora. Per tutta la settimana ha studiato un itinerario in collina da fare con la sua nuova moto, in solitudine.

Nei giorni scorsi si è comprato un completo di pelle da moto che gli è costato una fortuna. Stamattina guardandosi allo specchio si è piaciuto: l’immagine che gli ha restituito è quella di un corpo ben fatto, solido.
Ha aperto il portone del sotterraneo, con una certa fatica ha spinto in superficie il suo bolide bianco e nero e tutto luccicante.
Ha deciso di non fare colazione a casa ma di fermarsi fuori città nel suo bar preferito, non ha voglia di sentire le domande inquisitorie della madre, né la voce del telecronista di Radio Tre che ormai da tempo ha un posto a tavola. Suo padre da quando è in pensione vive in un mondo parallelo, quello della Radio, i primi tempi se la teneva sulle spalle appoggiandola giusto per fare colazione, ora con il bluetooth ha sempre le orecchie tappate, tiene un volume talmente alto che forse anche ai vicini arrivano le notizie dell’ultima ora. In questo modo lui è completamente isolato dalla realtà e per di più invade quella degli altri.

Matteo, per non farsi sentire, spinge la moto a braccia fino in fondo alla via, poi sale, l’accende, un rombo e via.
Matteo lavora in un’azienda biomedicale, fa il controllo qualità su di una linea di produzione, ha un contratto a tempo determinato che finirà tra due mesi.
Da anni lavora in questo modo, ha già cambiato diversi posti di lavoro, ogni volta è molto doloroso lasciare un collega con cui avevi legato o un lavoro di cui piano piano ti sentivi padrone, così ha imparato a tenere le distanze a non affezionarsi. Tutta la sua energia vitale la esprime quando va in moto, si sente libero, forte.

Ama la collina con i suoi colori, i suoi profumi. Oggi verso mezzogiorno si è tolto la giacca di pelle e sfrecciando per i viottoli di montagna ha sentito la brezza lambire il suo corpo, la camicia accarezzare il torace riempendosi e vuotandosi di quell’aria di cui sente tanto bisogno.
Pensa a Laura la sua fidanzata, alla voglia che hanno di trovare un posto dove vivere insieme: per il momento, soltanto un sogno, poichè entrambi hanno un lavoro a tempo determinato a causa del quale nessun proprietario vuole far loro un contratto d’affitto.
Passa per un paesino: lì, in una piccola piazza, c’è un comizio. Oggi è il Primo Maggio.
Matteo si ferma, spegne la moto, quasi in segno di rispetto, ascolta l’oratore di turno che gira su se stesso con le parole senza dire niente. Deluso riparte alla ricerca di quell’aria che lo tiene in vita.


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