Si impara. Insegnando a EroStraniero
In accoglienza e ascolto
di Luisa Novello
Cinque anni come insegnante di italiano a Erostraniero è un tempo abbastanza lungo per poter fare qualche bilancio su questa esperienza e rifletterci un po’.

Naturalmente il bilancio è positivo e ci sono moltissime cose interessanti di cui poter parlare ma c’è qualcosa, un aspetto in particolare, che vale la pena mettere in luce.
Vorrei provare a spostare un po’ il punto di osservazione, parlare cioè non di quello che si è insegnato, si insegna, ma di quello che si impara dedicando una piccola parte del proprio tempo a questa attività .
Per prima cosa direi, si impara l’accoglienza, perché si capisce fin da subito che le persone straniere vanno accolte e devono sentirsi accolte da noi. In classe si deve creare un’atmosfera, un ambiente in cui possano vivere in serenità. Attraverso questa serenità passa anche la loro disponibilità ad imparare questa lingua sconosciuta, a mettersi in gioco. Tante volte mi sono detta io, noi siamo nel nostro paese, circondati da una realtà che conosciamo, in cui sappiamo muoverci tranquillamente. Abbiamo gli strumenti linguistici per capire e farci capire. Come sarebbe, come mi sentirei se fossi io a dover vivere in Marocco, Cina, Pakistan? L’ accoglienza è fondamentale, è il primo passo per far star bene le persone. Questo vale in qualunque luogo, più che mai in classe.
Come è ovvio, durante l’esperienza si impara a chiedersi cosa serve veramente dal punto di vista linguistico agli studenti stranieri che si hanno davanti. Si deve valutare e scegliere quale percorso proporre, cosa sia di primaria importanza per poter comunicare con gli altri, per il loro vivere quotidiano, per poter accedere a un percorso di studio o al mondo del lavoro. È necessario tener conto anche delle differenze legate alla provenienza, alle difficoltà individuali.

Per vivere in un luogo devo conoscerne la lingua e le regole di convivenza. È quindi importante pensare agli aspetti culturali e civici più rilevanti per la cittadinanza, sempre strettamente collegati all’insegnamento della lingua che si propone in classe poiché la nostra lingua veicola la nostra cultura.
Si impara poi a cercare di conoscere qualcosa delle loro vite, pur con tutte le difficoltà legate alla scarsa conoscenza della lingua italiana. Non è facile, bisogna entrare in punta di piedi e con rispetto. L’ascolto è molto importante, perché ciascun studente è una persona diversa con un vissuto diverso. A tutti fa piacere essere ascoltati. Fa piacere essere una persona specifica per l’ altro -in questo caso l’ insegnante- non solo uno studente qualsiasi, uno dei tanti. Strettamente collegato a questo, si impara ad accostarsi agli studenti stranieri cercando di capire alcuni aspetti delle loro culture che inevitabilmente vengono fuori durante la lezione. È estremamente utile per relazionarsi con loro in modo costruttivo. Non possiamo capire se non conosciamo nulla della loro cultura. E questo a volte serve anche a ripensare, rivalutare e perché no, apprezzare vari aspetti della nostra cultura.
Insomma, per concludere, si può ben dire che insegnando a Erostraniero si impara!

4 risposte a “Si impara. Insegnando a EroStraniero”
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Proprio così, Luisa!
Hai colto quanto si dà, ma soprattutto quanto si riceve!
E scopri che arricchisce anche noi! Ed è meraviglioso!!
Io ringrazio ERO STRANIERO perché mi ha aperta al mondo!
Provo riconoscenza, affetto e gratitudine per la ricca esperienza di vita che se ne riceve!-
Un arricchimento di vita, come dici Fosca, che vogliamo sia diffusivo, si innesti nelle relazioni in reciprocita’. Faccia cultura.
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Nel raccontare a tutto tondo la tua esperienza, cara Luisa, hai identificato i valori fondanti che rendono una società tale, ascolto reciproco, disponibilità e rispetto delle diverse culture. Gli “studenti” hanno il privilegio di riportare questo messaggio.
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Concordo. Mi sembra tanto importante quanto essenziale, oggi,promuovere accoglienza che possa sciogliere e renderci reciprocamente prossimi, nell’ascolto.
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