ArticoliGlocali

Essere madre

Pubblichiamo due contributi sulla esperienza materna di due mamme che adottano figli stranieri

La casa delle coccinelle

di A.R.

[Il testo descrive il primo incontro, in un paese straniero, di due genitori adottanti con il bambino e la bambina]

Siamo arrivati. L’attesa è stata lunga, ma l’obiettivo ha riempito la tanica ogni giorno.

L’Ungheria, qui dove siamo, è fresca e accogliente. I volti invitano all’umano sentire, tanto da pensare alla migliore versione di se stessi.

Siamo arrivati e la casa è abitata da coccinelle.

È la casa in cui vivremo un mese e mezzo da genitori adottanti. Anche i bambini sono arrivati, sono qui, sono due. Siamo circondati da coccinelle, bellissime coccinelle su pareti bianco latte. Sono loro che abitano qui e che sembrano felici di ospitarci. Chissà quante nuove famiglie hanno visto, quanti abbracci, quante belle risate hanno udito: le nostre sono tantissime! C’è anche tanto abbandono, forse troppo da poter dimenticare: gli sguardi quantificano ciò che l’amore ha la presunzione di annullare!

Siamo arrivati: i bagagli sono pesanti e non sono bagagli: sono vite da alleggerire con l’amore, che diventa presenza, voce calma che parla piano e dà pace, sicurezza, gioia. 

La strada dell’andata è stata lunga in auto: la sosta a Trieste, a Budapest, poi l’arrivo e il saluto delle coccinelle attaccate alle pareti bianco latte, immobili, come le pareti stesse.

Quante coccinelle, quanta luce, quanta allegria, quanto tempo sospeso in cui la vita vera si ferma e si riposa, perché la dimensione del vivere cambia e diventa accudimento, presa in carico, attenzione, sfumature, abisso, vuoto, sogni, incubi, amore che cuce strappi profondi, sempre visibili, ma sempre cuciti da chi scuce e ricuce meglio!

È la casa delle coccinelle e immagino che ognuno abbia un perché: i nostri bimbi sono arrivati, sono qui, sono con noi e c’è una casa con tante, tantissime coccinelle che sono felici di ospitarci!

L’ amore di una mamma

di S.C.

È infinito come il Cielo, totalmente indipendente dalla capacità procreatrice. Si può essere madri se si ama di amore vero, incondizionato, a prescindere dall’ aver fisicamente generato quel figlio.

Ogni mamma accoglie e veglia in ogni momento, consola, da sicurezza, soffre in silenzio, rinuncia, pur di non far rinunciare il proprio figlio, che sia biologico o adottato non conta, e’ pur sempre figlio. Diversa invece è la situazione da figli, che fin dal momento in cui vengono concepiti, vivono e ricevono le emozioni materne, le gioie, i timori, le attese. Nei primi mesi di vita i bambini imparano a riconoscere la voce, il volto, gli odori e gli umori di colei che li accoglie per la prima volta, ponendo le basi per il loro sviluppo emotivo e relazionale. Nasce così l’ attaccamento, quel sentimento forte da cui poi si genera la fiducia.

E’ proprio questo attaccamento che, nel bimbo adottato, ha tempi diversi. E’ un attaccamento che richiede tempo, pazienza, attesa, speranza, ma quando arriva, ti fa scoprire e ritrovare il tesoro più prezioso, ti fa vedere quel fiore che finalmente sboccia anche da un asfalto. Non è’ un cammino semplice ma, insieme, presi per mano, si può percorrere. Come orfana in giovane età, so cosa significa perdere una mamma. Per questo motivo, come madre adottiva, ho cercato di pormi sullo stesso piano delle mie due bambine, russa e peruviana, per dir loro: “Tutte noi abbiamo perso la nostra mamma, ma la vita ci ha fatto incontrare. Se voi vorrete, sarete le mie bimbe per sempre, ed io sarò la vostra mamma per sempre”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *