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Nella liminalità … l’incontro. Così avviene la conoscenza

di Valeria Magri

È nell’incontro con l’altro che accade la conoscenza. È nella relazione che acquisiamo nuove conoscenze e nuove opportunità di imparare. Accade, appunto.

Mi colpì un brano del testo di un antropologo Roberto Malighetti che faceva così: “La marginalità o l’estraneità dell’etnografo, lungi dall’essere una condizione passiva e sicura posta sul confine fra culture, assume i caratteri di uno spazio liminale in cui il processo di formazione della conoscenza antropologica accade. La condizione di lavoro sul campo diventa fondamentalmente relazionale e solo superficialmente osservativa … il campo diviene un luogo simbolico di senso, ciò che determina le caratteristiche specifiche di un’esperienza condivisa”. Si sostiene qui l’importanza e l’efficacia dell’incontro con coloro che appartengono ad altre culture. Non più solo l’osservazione il focus dell’operare dell’antropologo, ma l’attenzione alla relazione senza la quale non si poteva sviluppare una conoscenza il più possibile attendibile.

Copertina del libro “Un’antropologa a scuola tra ricerca e formazione” di Valeria Magri

La relazione

Considerando che, durante il mio percorso formativo, la relazione di aiuto era stata il focus dei miei studi di ricerca, riuscivo a quel punto a capire bene il discorso di Malighetti, perché pensavo che l’approccio solo osservativo facesse mantenere il ricercatore dentro alle sue cornici, non facendolo mai uscire, rimaneva ancorato al suo mondo, in genere quello occidentale con un punto di vista esclusivo e orientato. Nell’incontro con l’altro e quindi con un’altra cultura, l’antropologo viene stimolato a uscire dalle proprie cornici. Per capire meglio come ascoltare, come stare, come abitare altri luoghi non solo fisicamente ma anche mentalmente, psicologicamente e cogliendone le atmosfere. Dove sono, dove mi trovo, con chi sto parlando, che cosa mi succede nell’incontro con l’altro, cambia qualcosa in me? si muove qualcosa? E le mie certezze, le mie convinzioni vengono messe in crisi? il dubbio mi attraversa? Come mi sento in questo incontro se mi lascio andare a farmi attraversare da altro?

Immagine del libro che raffigura il corso formazione genitori al Vallauri di Carpi

Tutto ciò per me è stato una scoperta. Ancora una volta, anche qui emergeva la relazione, anche qui trovavo conferme al mio modo di pensare il mondo, il rapporto con gli altri e con me stessa. Penso infatti che si possa a questo punto fare un discorso trasversale anche ad altre discipline di studio, ma non solo. Nel nostro quotidiano noi tendiamo ad osservare gli altri, a giudicarli e a incasellarli nei nostri schemi. Per questo, molto spesso, non siamo in grado di approdare ad una reale conoscenza dell’altro e del suo mondo. Quando siamo noi a partire dal nostro centro, la conoscenza si costituisce solo di supposizioni, interpretazioni. E allora solo cercando di ascoltare l’altro, di far entrare in noi le sue parole, di capire il contesto e di ascoltarlo, di camminarci dentro, solo allora possiamo veramente dire che ci stiamo avvicinando alla conoscenza. La conoscenza accade dice Malighetti. Certo. Accade nelle pieghe di quell’incontro con l’altro, accade nel senso che avviene nella relazione, non si conosce prima quella persona, è soltanto quel percorso insieme all’altro che ci porta alla conoscenza. Il resto è interpretazione, opinione, pensiero. È sul confine, sulla soglia che avviene la conoscenza. Sono le culture che si incontrano? Ma in primis sono le persone che si incontrano. Ognuno con il proprio bagaglio di esperienze e di vita, dal proprio preziosissimo mondo.

Corso formazione genitori, Vallauri Carpi
Istituto Vallauri Carpi

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