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La democrazia in America? Ricordando Tocqueville diamo forza a una democrazia europea

Quando dove come nelle Americhe

di Mario Orlandi

Sul monte Rushmore, nel cuore delle Black Hills, nel Sud Dakota degli Stati Uniti d’America, sono scolpiti i volti dei quattro presidenti più importanti della storia dei primordi della nazione americana: George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. Il primo è colui che guidò la rivoluzione indipendentista contro il colonialismo inglese e che riuscì vincitore definitivamente, dopo diciotto anni di dura guerra, nella battaglia di Yorktown. A Thomas Jefferson si deve in gran parte la Costituzione del 1788 che contiene questa premessa famosa. “Noi consideriamo come incontestabili ed evidenti per se stessi le seguenti verità: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal Creatore di certi diritti inalienabili , che tra questi diritti sono, in primo luogo, la vita, la libertà e la ricerca della felicità” e stabilisce questa distinzione fondamentale dei poteri distinti dello stato (già teorizzato da Montesquieu): quello legislativo, quello esecutivo, quello giudiziario, tre organismi ben distinti tra loro allo scopo preciso di creare un bilanciamento nelle istituzioni dello stato in modo che non si corra il pericolo di cadere in un regime autoritario e dittatoriale dove è il potere esecutivo che prevale sugli altri pur conservando a questi altri una formale parvenza di legittimità. Era la rinascita della democrazia moderna (ispirata ai modelli democratici della Grecia che propugnavano e applicarono, in molte città, tra cui spiccava Atene, una forma di governo basata sul potere del popolo). Da questa costituzione deriveranno poi quasi tutte le costituzioni dei paesi democratici, tra i quali quella Albertina (da Carlo Alberto di Savoia) del 1848 e quella italiana del 1948 ancora in vigore oggi nel nostro paese.

I volti dei presidenti sul Monte Rushmore

E questi principi hanno retto gli stati occidentali fino ai giorni nostri in contraddizione a quelli autoritari o dittatoriali di altri paesi, quelli dell’est Europeo, dell’America latina e dell’Asia. In verità il novero degli stati autenticamente democratici si è gradualmente ristretto in questi ultimi anni lasciando il posto a forme di democrazia imperfetta o illiberale come l’ha definita il capo dell’attuale governo ungherese. Ma la cosa che appare più grave in questo momento storico è proprio la posizione degli Stati Uniti che, come sopra detto, parevano essere, fin dalla loro fondazione, il baluardo della democrazia.

Ora qui sta avvenendo una svolta che se non è autoritaria in senso assoluto assomiglia molto a una “democratura” cioè a una di quelle forme di governo spurie che, purtroppo stanno infestando come cavallette molti paesi del nostro povero mondo. Il presidente regolarmente eletto nell’ultima tornata elettorale – Donald Trump – che durante il mandato precedente, quello di Joe Biden, non accettando il responso elettorale incitò i suoi nel procedere contro il Campidoglio . Questo secondo i parametri di una democrazia normale, avrebbe dovuto tagliarlo fuori da ogni possibile rielezione futura. Invece è presidente dello stato più potente del mondo. Eccolo a minare di fatto un’alleanza con l’Unione Europea che durava dalla fine della seconda guerra mondiale imponendole inoltre dazi sui prodotti esportati, eccolo abbandonare a se stessa l’Ucraina, paese pacifico aggredito dalla Russia e sostenuto fino ad ora dagli stati europei e dal precedente presidente americano.

Ma le perplessità non finiscono qui: Trump cambia idea ad ogni piè sospinto – e questo qualche volta è obbiettivamente una fortuna per tutti. Non c’è rispetto per gli avversari che sono diventati nemici da “odiare”. E questa parola “odio” fa letteralmente rabbrividire in quanto ci ricorda tristemente tempi che pensavamo estinti per sempre.

E qui tornano alla mente fatti del passato in cui gli States sono stati incontestabilmente dalla parte giusta dei più deboli– si pensi alla seconda guerra mondiale quando, ottant’anni fa , ci vennero a liberare dal nazifascismo. Purtroppo questa azione non ha avuto lo sperato seguito di continuità con il passato . E qui l’elenco si fa lungo: la Corea, il Vietnam, l’Iraq, l’Afghanistan dove l’intento di esportare e di difendere la democrazia, rivelatosi in tutti i casi errato e inapplicabile, si accompagnò quasi sempre a un disastro militare. Come non ricordare i vari appoggi alle dittature: il Cile di Pinochet, l’Argentina dei colonnelli, la Bolivia, el Salvador.

Ma l’ultima e più eclatante delle situazioni è quella recente della guerra Russo-Ucraina.

A questo punto se tornassimo al monte Rushmore a guardare i volti dei gloriosi presidenti probabilmente li troveremmo imbronciati e depressi.

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