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Nessun senso di responsabilità. A Crans Montana

di Valeria Magri

Perché “responsabilità” non è solo una parola carica di significati razionali ma è anche un sentire, un sentimento rivolto al bene delle persone. Non è solo un dovere formale, ma una percezione interiore, un sentimento di collegamento con le proprie azioni, scelte, conseguenze.

E’ stato un evento così tanto doloroso da averci toccato nel profondo, del nostro essere genitori, educatori, insegnanti ma anche semplicemente persone. Un luogo dedicato al divertimento, tempio del divertimento, conosciuto da tutti in zona. Perché è successo? Razionalmente la prima cosa che mi è venuta in mente è che non è stata una fatalità ma qualcosa che si poteva evitare. Allora perché è successo?

Erano minori e come tali andavano tutelati, controllati, protetti. E sapete che cosa mi è venuto in mente? Quando lavoravo con i bambini. Sentivo tanto la responsabilità nei confronti delle loro persone ed era altrettanto grande l’attenzione e l’amore per quei piccoli che mi venivano consegnati ogni mattina. C’ero io, con anche altre educatrici naturalmente, con quei bambini che ci venivano consegnati come un dono prezioso. Perché questo erano e, al di là dei momenti di stanchezza che umanamente c’erano, erano esistenze che arricchivano le nostre vite con la loro gioia, energia, spontaneità. Il rapporto con quei piccoli ti faceva tornare bambina e ti trovavi a rivivere quegli aspetti giocosi e gioiosi che diventando grandi purtroppo si perdono.

Al di là di questi sprazzi di ricordi personali che mi sono giunti, mi chiedo sempre dove erano gli adulti che dovevano tutelare quei ragazzi che erano poco più che bambini, affacciati alla vita? Sono giorni che mi gira questo quesito nella testa e nel cuore. Dove erano quegli amministratori, tecnici, politici, che dovevano valutare permessi, progetti di ristrutturazione?

Sempre e solo il profitto, mai attenzione alla vita delle persone, è il faro che guida gli adulti.