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Quindici anni di volontariato a EroStraniero

di Mario Orlandi

Devo affidare tutto questo racconto alla mia scarsa memoria e quindi, tutto quello che racconterò non ha la pretesa di essere esatto al cento per cento.

Anche i quindici anni citati nel titolo non sono per nulla certi, certo è invece che fu mia consuocera Marta a invitarmi a partecipare all’insegnamento della lingua e della cultura italiana a Erostraniero visto che anche lei ne faceva parte e che” ero diventato pensionato da qualche tempo”. Le mie incertezze riguardavano soprattutto il fatto che di insegnamento sapevo poco o nulla se si esclude un breve periodo della mia vita militare al BAR (non è un bar dove si beve un caffè o un cappuccino ma il Battaglione Addestramento Reclute SILA di Cosenza) dove per un breve periodo insegnai un po’ di italiano ai molti analfabeti miei commilitoni. Mi ricordo in particolare del romano Bruno Vitelli, anche lui analfabeta al cento per cento, per il quale scrivevo, sotto sua dettatura, appassionate lettere d’amore alla sua ragazza. Anni dopo mi scrisse comunicandomi il suo imminente matrimonio e ringraziandomi ancora per quello che avevo fatto per lui. Chissà se Bruno è ancora di questo mondo, se è ancora sposato… e se si ricorda di me… Certo è, che dopo ripetute insistenze, mi rassegnai a mettermi a disposizione e cominciai le lezioni in una sala del Club del Corso insieme al giudice Cigarini avendo come scolaresca una quindicina di pachistani che parlavano esclusivamente l’Urdu. Compresi subito che la cosa prioritaria era quella di stabilire un rapporto umano con questi ragazzi (tutti maschi), cosa affatto facile se non si ha a disposizione un linguaggio comune e che non bastava l’abecedario che ci era dato in dotazione. Fortuna volle che almeno uno di loro avesse già una conoscenza seppur confusa e incerta della nostra lingua: avevamo un interprete e questo ci doveva bastare. E ci bastò. Piano piano si stabilì un rapporto di fiducia reciproca e il resto venne da sé piano piano. Cominciai a capire che, tutto sommato, questo insegnamento non mi dispiaceva poi tanto.

Un passo importante Erostraniero lo fece quando la sede si trasferì alla Casa del Volontariato dove rimane fino ai giorni nostri. E durante questo non breve periodo ho avuto la fortuna di insegnare a molti ragazzi e soprattutto ragazze provenienti da molte parti dell’Europa e del mondo. In particolare si trattava di ragazze che venivano dai paesi dell’Est europeo ma anche dall’Africa e persino dall’Asia. Un anno ebbi, nella stessa classe, studenti che giungevano da undici nazioni diverse ( e da quattro continenti: mancava solo l’Oceania e avrei fatto il pieno). Un’altra volta i ragazzi venivano da Soliera in bicicletta e arrivavano puntuali sia col buono che col cattivo tempo e dalla finestra li vedevo arrivare e ancorare le loro bici ai pali della pubblica illuminazione. Ricordo che uno di loro aveva l’intenzione di fare il pizzaiolo e quando lo rincontrai mi salutò con un motto del dialetto nostrano :”Cùma vàla?” e mi spiegò che dove lavorava tutti parlavano il dialetto carpigiano (bei tempi).

Arrivò poi presto anche il giornale “Erostraniero il Giornale”che in uno dei primi numeri aveva in copertina un mio disegno dedicato a Mamma Nina dove eravamo stati ospiti per la festa di fine corso.

MAMMA NINA coi bambini “adottati”, disegno di Mario Orlandi, effettuato, dopo una visita alla struttura, con gli studenti del corso, maggio 2014. Apparso in copertina nel numero 2 – giugno 2014 di EroStraniero il giornale

Furono ospiti di Erostraniero i calciatori del Carpi l’anno in cui erano stati promossi in serie A avendo vinto il campionato di B.

Un altro passo importante per gli insegnanti e particolarmente per me e il mio gruppo di studenti di quell’anno fu il trasferimento in una sala in cui era installato un grande schermo collegabile con internet. E cominciai a mettere in pratica quello che ho sempre inteso per cultura italiana e cioè la poesia, la letteratura, la musica compresa anche la lirica patrimonio e vanto secolare del nostro bel paese. Qui diedi fondo a tutto il repertorio disponibile ed ebbi la sorpresa di constatare che la maggior parte degli studenti conoscevano già molti cantanti nostrani. “Ditemi la prima cosa che vi viene in mente pensando all’Italia” proposi: la risposta fu quasi unanime: Celentano. Non finii mai una lezione senza far ascoltare agli studenti una canzone o una romanza dalla Traviata, dalla Bohème, dalla Tosca, dalla Madama Butterfly e dalla Turandot soffermandomi anche ad analizzare i testi delle fasi cruciali delle opere: “E lucean le stelle e olezzava la terra, stridéa l’uscio dell’orto e un passo sfiorava la rena …entrava ella fragrante, mi cadéa fra breccia: “O dolci baci o languide carezze……….”

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