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Don Luca Baraldi è ripartito

Missionario tra un popolo che ha subito un “Genocidio Culturale”

di Emanuela Spigato

Il 18 dicembre 2025 don Luca Baraldi è partito per il Territorio del Nord-Ovest del Canada, dove presterà per la seconda volta la sua opera come sacerdote Fidei Donum nella Diocesi di Mackenzie–Fort Smith.

Poco tempo dopo il suo rientro nel 2024, andai ad ascoltarlo in un incontro aperto al pubblico. Don Luca aprì la sua narrazione sul lavoro svolto con i Nativi Americani dicendo:
«Se devo valutare i risultati della mia missione sul numero delle conversioni, posso affermare che è stato un fallimento».

Ci raccontò delle messe quasi deserte, dei pochi sacramenti somministrati, della difficoltà di bussare alle porte di persone che non volevano essere visitate. Dei tanti chilometri percorsi per raggiungere piccole comunità disperse nel nulla, in una terra magnifica ma desolata. Del disorientamento di svegliarsi ogni mattina in un luogo diverso. Della solitudine di incontrare tante persone, ma di avere poche relazioni. Del doversi confrontare con l’atteggiamento ostile e sospettoso di alcune persone che nella vita sono state tradite e umiliate.

Parlò della deriva di un popolo che ha subito un vero e proprio “genocidio culturale”, perpetrato dai governi e dai religiosi dell’uomo bianco. Raccontò anche la fatica che fanno a reggere il confronto tra ciò che mostra internet e la dura realtà quotidiana. Dello smarrimento, soprattutto dei giovani, che annegano la mancanza di prospettive nell’alcol, nella droga e in una vita sregolata: una condizione sociale che si perpetua di generazione in generazione. Un bambino, figlio di un alcolista o di un drogato che non riceve le giuste cure, ha un’altissima probabilità di diventare egli stesso alcolizzato o drogato.

Nelle parole di don Luca non c’era amarezza né senso di fallimento, ma la consapevolezza di essere inciampato in un grande dolore, con il quale ha dovuto fare i conti e rivedere la propria idea di missione.

Nonostante, in mezzo a tutto questo buio esistenziale, ci abbia raccontato la storia di diverse persone — soprattutto donne — che, dopo un faticoso cammino di conversione, sono riuscite a trovare la pace del cuore e a mettersi a disposizione della comunità, uscii da quell’incontro turbata e addolorata. Continuavo a chiedermi:
“Può la piccola fiamma di queste poche persone portare luce a un popolo alla deriva?”.

Tornai ad ascoltare don Luca alcuni mesi prima della sua partenza. Il racconto della situazione dei Nativi Americani non era cambiato, ma in quell’incontro c’era un elemento nuovo: la speranza.

Come si può ridare speranza? Come si sostiene la speranza degli altri? In una situazione disperata, è possibile donare speranza?

Durante l’incontro furono individuati due elementi che possono essere di aiuto in situazioni così complesse. Il primo è l’ascolto profondo e silenzioso, capace di incontrare le persone nella loro intimità. Il secondo è il lasciare andare ogni idea o prospettiva preconfezionata, camminare al loro fianco vivendo la loro precarietà e fragilità, cogliendo le occasioni che nascono dalle relazioni per offrire la speranza di una vita più bella, ricca e felice.

La notizia della partenza di don Baraldi mi ha dato grande fiducia: nella sua missione potrà portare conforto e speranza ai Nativi Americani, sostenuto da una nuova energia, anche se il cammino sarà tutto in salita.

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