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Beviamo un tè insieme e tessiamo legami

A Rolo (Reggio Emilia) una interessante esperienza di condivisione

A cura delle volontarie Paola Longhi, Maria Lucia Preti, Costanza Ricchi, Neviana Setti

Per il secondo anno consecutivo negli spazi del centro culturale Jolly si sono tenuti gli incontri dell’iniziativa Beviamo un tè insieme, rivolta alle donne straniere residenti a Rolo. Il progetto, promosso da 4 volontarie dell’associazione Spazio Aperto e sostenuto dal Comune di Rolo e da Roloinfesta, si è svolto ogni giovedì mattina, a partire dal 6 novembre 2025 fino al 28 maggio 2026, per un numero complessivo di 28 incontri e 220 presenze di 6 diverse nazionalità: indiana, cinese, turca, pachistana, marocchina, bengalese. Abbiamo rilevato con piacere una presenza triplicata delle donne e siamo contente di avere raddoppiato gli incontri rispetto allo scorso anno.

L’elevato numero di presenze e l’interesse ad approfondire la conoscenza della nostra realtà ci hanno spinto ad ospitare la dottoressa Arianna Gemma e Mafalda Nasi di Caritas per due utili e stimolanti interventi e a visitare la biblioteca e la Scuola dell’Infanzia statale su richiesta delle maestre. Grazie alla generosa ospitalità dell’Associazione Pescatori abbiamo concluso l’esperienza con un pranzo multietnico al lago Rubona.

Negli incontri settimanali abbiamo colto la necessità e il desiderio vivo da parte di tutte le donne di conoscere la nostra lingua per poter vivere e comprendere una nuova e diversa realtà, per riuscire a comunicare con la scuola dei figli e in generale con altre persone oltre la famiglia e la rete di amicizie. Una caratteristica del gruppo è stata l’eterogeneità: donne di diverse età, di diverso background migratorio, di diversa permanenza a Rolo (da pochi mesi a diversi anni), di diversa scolarizzazione nei paesi di origine o in Italia, di diverso grado di conoscenza della lingua italiana, di diversi progetti di vita: dall’accudimento dei figli al desiderio di inserirsi nel mondo del lavoro, al completamento degli studi universitari.

Chiamandoci per nome abbiamo vissuto insieme la fatica sfidante e la bellezza di tenere insieme tanta e tante diversità ed abbiamo alimentato la possibilità dell’incontro e del dialogo che aiuta ad eradicare l’esclusione. Noi “maestre” volontarie con l’insegnamento della lingua abbiamo fatto ricorso a parole e gesti che chiarificano, aprono alla comprensione e sospingono verso il desiderio di allargare la conoscenza.

Ringraziamo le donne per la fiducia che ci hanno dimostrato, per l’agio con cui si sono mosse e per la semplicità dei gesti con cui hanno manifestato la gioia di un’ampia spontanea simpatia. Insieme abbiamo provato a spostare tutte le linee di confine, per creare legami e slanci di futuro.

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